Il sogno infranto – Free Brindisi anno I - num.18 – 9 marzo 2012 – speciale Valigia delle Indie

I venti di conquista che spiravano a cavallo tra ‘700 e ‘800 avevano spinto viaggiatori e commercianti d’occidente verso l’oriente e la via delle Indie rappresentava sempre più un offerta particolarmente appetibile per l’incremento e lo sviluppo di prospettive economico e commerciali.

La famosa Peninsular and Oriental Stream Navigation Company inglese,  aveva assicurato il collegamento con l’India varando nel 1835 la “Valigia delle Indie”, che attraverso un primo itinerario terra – mare,  da Londra giungeva Bombay. Un lungo cammino che vedeva sfilare carrozze, diligenze e navi che conducevano i passeggeri dal capoluogo britannico in Francia, dove, presso il porto di Marsiglia ci si imbarcava alla volta di Alessandria d’Egitto e da qui verso la città del Cairo. La spedizione si concludeva con a capo una carovana che attraversava il deserto per giungere al porto di Suez, da qui, finalmente i piroscafi giungevano a Bombay.

Il lungo tragitto delle durata di circa 40 giorni era ritenuto poco opportuno dal governo inglese che decise il trasferimento del capolinea marittimo da Marsiglia a favore di quello di Brindisi. Così facendo infatti la durata del viaggio veniva a dimezzarsi, per un totale di circa 22 giorni, risparmiando in tempo e denaro.

La fortuna dello scalo brindisino venne determinata da due importanti avvenimenti storici : l’apertura del Canale di Suez nel 1869 e il traforo del Moncensio nel 1871, ma soprattutto il merito va alla sua naturale posizione geografica ritenuta da sempre ottimale per raggiungere l’oriente. Così nel 1866 un inviato britannico studiò la possibilità dello scalo adriatico ritenendolo adeguato alle esigenze della compagnia di navigazione.

Il 25 ottobre del 1870 la Valigia delle Indie transitò per la prima volta attraverso la penisola italiana con imbarco a Brindisi sul piroscafo Delta, il primo della P&O ad approdare in città.

Lo scalo delle Valigia delle Indie ha contribuito allo sviluppo del settore economico della città ma anche determinato particolari evoluzioni per quanto concerne l’aspetto culturale, architettonico e urbanistico.

Si assiste in questi anni, ad una grossa ventata di rinnovamento in tutta la città, vennero avviati  infatti i lavori per la realizzazione di una strada per permettere il collegamento tra la stazione ferroviaria e il porto, venivano ultimati i lavori per la costruzione del  Brindisi Hotel (l’odierno Hotel Internazionale) davanti al molo dove sarebbero attraccati i piroscafi inglesi, e nello stesso tempo venivano avviate nuove attività, aperti nuovi alberghi, negozi, trattorie, locande ed uffici.

Avremmo assistito ad un interminabile via vai di gente e traffici, Brindisi divenne il crocevia e il punto di congiunzione tra due culture e realtà nettamente distinte, quella dell’ Europa e dell’India del XVIII secolo. Sulle banchine del porto venivano sbarcate le merci provenienti dall’oriente e si determinò l’ incrementando un altro settore, ovvero quello postale marittimo con l’avvio della India Mail.

Si era così sviluppata una fitta rete di rapporti che avevano indotto delle ottime prospettive di sviluppo non solo per Brindisi, ma anche per altre regioni d’Italia, tutto ciò che giungeva nella città, infatti, veniva smistato nei porti più importanti di Terra d’Otranto e tramite le linee ferroviarie alcune merci raggiungevano Napoli, Livorno e Genova.

Tutto questo fermento, poteva configurarsi davvero come il punto di svolta per una modesta realtà del sud, ma di fatto non si fu capaci di tener testa alle esigenze che via via andavano crescendo. Urgenti lavori infrastrutturali erano strettamente necessari, si richiedeva di ampliare la rete ferroviaria per permettere migliori e più rapidi collegamenti, ma anche una migliore sistemazione portuale era necessaria per soddisfare le continue esigenze della compagnia inglese. La città mancava di adeguata strutture ricettive e di accoglienze per un utenza sempre più altolocata e colta.

Ma la situazione andava aggravandosi sempre più quando anche la sicurezza sui trasporti veniva meno. Si registravano infatti furti nei treni, danni quindi per i viaggiatori stranieri che fomentavano il malcontento generale.

Quello che si era già fatto non era quindi abbastanza  e in extremis si cercò di far fronte alla situazione aumentando i controlli sui treni, regolarizzando le tariffe delle carrozze, cercando di ampliare il sistema stradale e in fine si  avviarono anche i lavori di costruzione del vecchio Teatro Verdi.

Prima della definitiva rottura con i rapporti brindisini ci furono dei preoccupanti avvertimenti quando nel 1888 vennero diminuiti gli scali, che da settimanali divennero quindicinali, poi mensili e in fine nulli.

Il lento declino, portò nel 1897 i piroscafi della P&G verso la destinazione francese, lasciando a Brindisi solo due più piccoli battelli, Iris e Osiris, diretti a Port Said.

La goccia che fece traboccare il vaso cadde nel settembre del 1891 quando il treno diretto a Londra deragliò nei pressi di Carovigno causando inevitabili proteste, e offrendo quindi, una valida motivazione per abbandonare il porto di Brindisi a favore di quello di Marsiglia.

Nel 1914, il transito della Valigia delle Indie venne definitivamente soppresso.

Il declino dello scalo determinò una grossa perdita per la città di Brindisi che per circa quarant’ anni, aveva visto ormeggiare sulle banchine del suo porto i mezzi della più importante compagnia di navigazione europea. Con la sua fine tramontarono tutti i sogni di gloria che avrebbero reso la città di Brindisi ancora una volta snodo centrale per i rapporti con l’occidente, confermando l’importanza strategica del suo porto, la così detta porta d’Oriente, perse il suo naturale splendore che da sempre l’aveva contraddistinto.